Uno dei primi esempi di struttura carceraria di ispirazione illuminista, dismessa la sua funzione di istituto di pena, è oggi uno dei luoghi più suggestivi da visitare in città.

Scampato il concreto pericolo dell’abbattimento, l’ex Carcere è stato oggetto di un’opera di recupero globale che lo ha trasformato nel polo culturale del capoluogo irpino, con ambienti museali, aree espositive, auditorium, sale per congressi, uffici, giardini, sale di consultazione, archivi, spazi per eventi e un laboratorio di restauro.

I tre padiglioni a nord, una volta destinati alla detenzione maschile, e gli spazi annessi, ai quali si accede dall’ingresso pedonale di Piazzetta De Marsico, inaugurati ufficialmente nel 2011, oggi ospitano alcune delle sezioni del Museo Irpino, la Pinacoteca, il Lapidario, il Deposito visitabile, la sezione Risorgimentale, quella degli Strumenti Scientifici, ed il nuovo percorso espositivo Irpinia, Memoria ed Evoluzione, oltre a sale per congressi, spazi per mostre, per attività didattiche ed uffici. Negli stessi padiglioni si trovano anche il Catalogo della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Salerno e Avellino e il CRBC Centro Regionale per i Beni Culturali della Campania.
L’ex palazzina di comando, la tholos, il giardino e il padiglione ad ovest, un tempo utilizzato come infermeria, con ingresso da via Dalmazia, ospitano gli uffici e il laboratorio di restauro della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Salerno e Avellino. Spesso, nei suoi spazi, vengono organizzati eventi promossi da enti pubblici e privati.
Il padiglione a est, quello destinato alla detenzione femminile, con ingresso su via Verdi, invece, è la sede dell’Archivio di Stato di Avellino.
Oggi il Complesso Monumentale mette a disposizione sale conferenza e spazi espositivi.

Per info e prenotazioni è possibile rivolgersi:

Provincia di Avellino
Per utilizzo dell’auditorium, sala conferenze e le sale espositive
0825|790734

Regolamento – Domanda utilizzo saleRichiesta di patrocinio

Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Salerno e Avellino
Per utilizzo sala Ripa, sala mostra, giardino e ambienti tholos
0825|279205 – 279207 – 279209

La storia…

I lavori per la costruzione del Carcere Borbonico ebbero inizio il 2 agosto del 1827. Il progetto fu redatto dall’ingegner cavaliere Giuliano de Fazio.
La prima pietra fu posta da Giovanni Antonio Zurlo, l’allora governatore del Principato Ultra. Il primo padiglione fu ultimato nel 1832 e ad esso si aggiunsero il secondo braccio e la cappella al secondo piano della tholos centrale. Nel 1837 fu ultimato l’edificio centrale e successivamente fu montato il ponte levatoio, che permetteva di attraversare il fossato.
La struttura del carcere si ispirava alla nascente architettura utilitarista, ossia edifici collettivi con bracci indipendenti convergenti in un corpo centrale circolare, il cosiddetto panopticon, da dove tutto era visibile. Il Panopticon, la casa di ispezione, fu descritto per la prima volta dal filosofo e giurista inglese Jeremy Bentham in un trattato pubblicato nel 1791. L’idea alla base di questa tipologia costruttiva, era la forma radiocentrica dell’edificio che, grazie anche ad opportuni accorgimenti architettonici, avrebbe garantito il pieno controllo della struttura e dei detenuti; un unico guardiano poteva osservare tutti i prigionieri in ogni momento. I detenuti, consapevoli dell’invisibile presenza del guardiano, avrebbero osservato sempre la disciplina.
Foucault in Sorvegliare e punire descrive il panopticon di Bentham come un esempio significativo di “laboratorio del potere”: […] questo spazio chiuso, tagliato con esattezza, sorvegliato in ogni suo punto, in cui gli individui sono inseriti in un posto fisso, i minimi movimenti sono controllati, in cui il potere si esercita senza interruzioni, secondo una figura gerarchica continua, costituisce un modello compatto di dispositivo disciplinare.
M. Foucault, Torino 1976

Dopo anni di questo trattamento, secondo Bentham, il giusto comportamento imposto sarebbe entrato nella mente dei prigionieri e li avrebbe persuasi che quello fosse il modo corretto di agire.
In origine, il progetto del carcere prevedeva una pianta ottagonale, che si rivelò di difficile realizzazione; allora si passò ad una pianta pentagonale e infine a quella definitiva esagonale.
Il carcere Borbonico ha svolto la sua funzione fino alla chiusura nel 1987.

“Le carceri, funzioni e spazi di un tempo”
«la pianta di detto carcere avrà la figura di un ottagono regolare iscritto nel cerchio, nel centro di questo cerchio saranno protratti, a guisa di raggi, sedici mura […]»

Avv. Giuseppe Zigarelli